Introduzione a cura di Angela Staude Terzani

Alla fine Tiziano si era reso conto che per incidere sul mondo non bastava che il giornalista raccontasse i fatti con la precisione di cui, nella sua vita di corrispondente dai vari fronti dell'Asia, lui stesso si era sempre fatto vanto. Quando nelle loro ultime conversazioni, raccolte in La fine è il mio inizio, Folco gli chiede un po' perplesso, «Allora, come si racconta una storia?», Tiziano gli risponde «Col cuore. Con partecipazione. Mettendoti nei panni di quelli incatenati».
Mettendoti, col cuore, nei panni di chi soffre. Come fanno la musica, la poesia, l'arte.

«Secondo me, l’arte ha un enorme ruolo da svolgere», Tiziano diceva a James André Arevalos della rivista web Ardis Monthly nel dicembre 2002. «Proprio stamani leggevo nel giornale di una bella manifestazione fatta nel centro di Londra da artisti contro la guerra.
Insomma, secondo me – lei mi ha già sentito dirlo e voglio ripeterlo - l’umanità è dinnanzi ad una grandissima, drammatica scelta epocale, che è quella fra un rimbarbarimento dell’uomo e un passo verso una sua maggiore spiritualità. Tutti gli strumenti che possono condurre l'uomo a prendere coscienza del dramma e a fare un passo nella direzione positiva, più giusta, mi pare sono assolutamente da usare.
E, scusi, lei non vuol dirmi che di tutti gli strumenti, la musica, l’arte non sono quelli che più arrivano al cuore? E siccome è dal cuore che deve venire oggi la risposta su quello che veramente vogliamo, e non dalla testa, e non dalla pancia – la testa con la sua logica, la pancia con i suoi bisogni – ma proprio dal cuore, ecco allora che con la musica, con l’arte, il messaggio può andare più a fondo.
E allora ben vengano gli artisti per la pace! Perché se la musica tocca qualche corda, non è la corda del corpo ma è qualcosa che c’è dietro. Allora ben vengano gli artisti per la pace! Ce n'è bisogno di letterati per la pace, di maestri per la pace. Ah, Dio mio, ne abbiamo bisogno da tutte le parti. Il mondo è oggi dinnanzi ad una drammaticissima scelta, bisogna capirlo!»

E' ispirandosi a questa intervista che è nato il bel progetto chiamato «Le parole altre». Ho chiesto agli artisti che lo hanno realizzato che cosa volessero dire con  questo titolo. In maniera semplice mi hanno confessato di aver voluto raccontare il lungo viaggio di Tiziano come fosse un sogno loro, ma non a parole, con immagini e suoni: in parole altre, appunto.

Ben vengano davvero gli artisti per la pace. 

Angela Terzani Staude
Firenze, gennaio 2009